Steatosi epatica non alcolica (NAFLD) comunemente definita “fegato grasso”: fisiopatologia ed intervento nutrizionale

Fisiopatologia della steatosi epatica non alcolica "fegato grasso"

La steatosi epatica non alcolica (NAFLD) comprende uno spettro di condizioni diverse per gravità e caratteristiche biologiche che hanno come condizione base un accumulo di lipidi, principalmente trigliceridi, che interessa almeno il 5% degli epatociti (cellule del fegato), in assenza di cause genetiche o primarie come l’abuso di alcol.

La NAFLD è una condizione molto comune, si stima che circa il 25-30% della popolazione adulta mondiale, il 15% dei bambini ed addirittura > 50% dei soggetti affetti da diabete mellito di tipo 2 o in sovrappeso, ne sia colpito. Rappresenta un grave problema di salute pubblica, destinato a peggiorare nei prossimi anni, in considerazione alla sempre maggiore incidenza di malattie come l’obesità ed diabete mellito tipo 2, che sono le principali condizione di comorbilità associate alla steatosi epatica.

La NAFLD, sebbene è da considerata una condizione reversibile, costituisce una delle principali cause di morbilità e mortalità correlate al fegato ed al sistema cardiovascolare (CV), soprattutto nella sua variante clinicamente aggressiva, ossia la steatoepatite non alcolica (NASH).

La NASH è caratterizzata dalla presenza di uno stato infiammatorio cronico associato a lipotossicità.
Il perdurare di questo stato, senza che si intervenga sullo stile di vita, porta ad un progressivo danno cellulare (ballooning), che nei casi più gravi può evolvere in fibrosi epatica ed infine in cirrosi.

Fattori di rischio associati alla NAFLD.

I principali fattori di rischio non genetici per la NAFLD sono:

  • sovrappeso ed obesità
  • insulino-resistenza
  • diabete mellito di tipo 2
  • ipertrigliceridemia
  • dislipidemie
  • eccesso di bevande zuccherine (principalmente fruttosio) – il consumo di queste bevande è stato dimostrato aumentare il rischio di sviluppare la NAFLD di circa il 55%

Fattori di rischio emergenti, secondo recenti studi, includono:

  • fumo di tabacco
  • sindrome da apnea ostruttiva del sonno (OSAS)
  • broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)
  • insonnia e l’eccessiva sonnolenza diurna

Intervento nutrizionale

Studi scientifici dimostrano come la perdita di peso, anche di modesta entità tra il 3% ed il 5%, possa avere un impatto significativo sulla steatosi epatica, specialmente in soggetti affetti da malattia di lieve entità. Mentre una perdita di peso più sostanziale (>10%) è generalmente necessaria per migliorare la NASH e la fibrosi.

Ad oggi non esiste un trattamento farmacologico approvato dalla Food and Drug Administration per il trattamento della NAFLD, ma ci sono farmaci in fase di sperimentazione clinica.

Il cambiamento dello stile di vita rimane la prima linea di trattamento per la gestione di questa patologia. Il principale intervento prevede l’aderenza ad un’alimentazione sana e bilanciata al quale associare regolare esercizio fisico.

La strategia nutrizionale è da personalizzare a seconda dell’anamnesi patologica e nutrizionale, tra quelle adottate troviamo:

  • Dieta Mediterranea
  • Dieta Mediterranea a basso indice glicemico
  • Digiuno Intermittente
  • Dieta low-carb o low-fat
  • Dieta DASH

Sebbene le maggiori società scientifiche quali: Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL), Associazione europea per lo studio dell’obesità (EASO), Società Europea per la Nutrizione e il metabolismo clinico (ESPEN) e l’Associazione asiatica del Pacifico per lo studio del fegato (APASL), non forniscono indicazioni precise sulla composizione bromatologica dei singoli macronutrienti, sono tutte concordi nell’identificare, nel modello di dieta Mediterranea, quello più efficace nel ridurre la steatosi epatica, nel migliorare la NAFLD e gli eventi cardiovascolari.

Poiché i fattori di rischio per la NAFLD sono in parte sovrapponibili a quelli per le malattie cardiovascolari (CVD), le raccomandazioni generali per la gestione della NAFLD sono simili a quelle suggerite dalle linee guida per la prevenzione delle CVD, che prevedono:

  • adeguato consumo di carboidrati a basso indice glicemico
  • adeguato apporto di fibre
  • assunzione giornaliera di almeno 4 porzioni tra frutta e verdura
  • assunzione giornaliera di 2-3 tazzine di caffè (se non controindicato)
  • adeguato apporto di grassi buoni (es. olio extravergine di oliva e cibi ricchi di omega 3)
  • adeguato apporto di micronutrienti e vitamine
  • bere almeno 1,5-2lt di acqua al giorno
  • limitare il consumo di fruttosio
  • limitare il consumo di alcol
  • limitare il consumo di grassi saturi e trans-insaturi
  • limitare il consumo di cibi processati o trasformati

Micronutrienti e NAFLD

Altro aspetto da tenere in considerazione è il ruolo dei micronutrienti nella patogenesi della NAFLD.

È stato dimostrato che i pazienti affetti da questa malattia hanno diminuiti livelli sierici di zinco, rame, vitamine A, C, D, E e carotenoidi.

La supplementazione di specifici nutraceutici, in abbinamento ad un piano alimentare personalizzato, è un valido strumento per la gestione e trattamento della NAFLD, ma è importante che siano prescritti solo da personale sanitario qualificato.

Conclusioni

La patogenesi della NAFLD è complessa e richiede un approccio multidisciplinare. Il medico di medicina generale e gli endocrinologi sono in una posizione privilegiata per riconoscere precocemente i soggetti a rischio e indirizzarli verso professionisti della nutrizione (Medici o Biologi Nutrizionisti). Questo percorso mirato è finalizzato alla gestione e/o prevenzione della NAFLD e delle sue condizioni correlate.