Un percorso nutrizionale temporaneo e personalizzato per individuare gli alimenti che innescano i tuoi sintomi e gestire l’intestino irritabile, senza rinunce inutili.
Percorso Alimentare, Dott.ssa Valentina Scalise.

Cos'è l'intestino irritabile (IBS)
La Sindrome dell’Intestino Irritabile (IBS) è un disturbo funzionale dell’intestino caratterizzato da dolore o fastidio addominale, gonfiore e alterazioni dell’evacuazione, in assenza di danni visibili agli esami. È molto diffusa e, pur non essendo pericolosa per la vita, può incidere in modo importante sulla quotidianità e sulla vita sociale.
“Sto sempre gonfio, e qualunque cosa mangi mi sembra di sbagliare.”
È un’esperienza comune. Nell’IBS alcuni alimenti fermentano nell’intestino richiamando acqua e producendo gas: da qui gonfiore, tensione e irregolarità. Capire quali alimenti, per te, fanno la differenza è il punto di partenza. La diagnosi di IBS spetta al medico o al gastroenterologo. L’intervento nutrizionale interviene dopo la diagnosi, per accompagnare la gestione dei sintomi.
A chi si rivolge questo percorso
Questo percorso è pensato per adulti con diagnosi medica di IBS che convivono con sintomi ricorrenti e si sentono spesso disorientati a tavola.
“Ho provato di tutto, ma ogni pasto è una scommessa.”
Se ti riconosci in questa frase, l’obiettivo del lavoro è proprio uscire dal “provo ed elimino a caso” e arrivare a una mappa chiara di ciò che il tuo intestino tollera. È adatto a chi:
- ha gonfiore, dolore addominale, diarrea o stitichezza ricorrenti;
- teme di dover rinunciare per sempre a interi gruppi di alimenti;
- vuole un piano costruito sulla propria vita, non un foglio prestampato.
L'approccio dello studio: il protocollo Low FODMAP
L’approccio si basa sul protocollo Low FODMAP, uno degli interventi nutrizionali più studiati per la gestione dei sintomi dell’IBS, sviluppato dai ricercatori della Monash University (Australia) e incluso nelle linee guida internazionali sull’argomento.
FODMAP è l’acronimo di un gruppo di carboidrati a corta catena (oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli) che fermentano facilmente nell’intestino. In alcune persone questa fermentazione amplifica i sintomi dell’IBS. Il protocollo non è una dieta uguale per tutti: serve a identificare la tua personale tolleranza, un alimento alla volta.
Nello studio il percorso è impostato in collaborazione con il gastroenterologo di riferimento e prevede l’uso dell’analisi BIVA (Bioimpedenziometria Vettoriale), un esame che valuta lo stato di idratazione e la massa cellulare. Serve a verificare che la fase di restrizione iniziale non vada a intaccare la massa magra né l’equilibrio idrico.
Cosa aspettarsi: le tre fasi del percorso
Il protocollo Low FODMAP si articola in tre fasi. La parte restrittiva è temporanea: l’obiettivo finale è arrivare alla dieta più varia possibile, non a una restrizione permanente.
Fase 1 – Eliminazione (temporanea). Per un periodo limitato (in genere alcune settimane) si riducono gli alimenti ad alto contenuto di FODMAP, sostituendoli con alternative ben tollerate. Non è una dieta ipocalorica né “da fame”: si cambiano alcuni alimenti, non si eliminano i pasti. In questa fase la BIVA aiuta a monitorare idratazione e composizione corporea.
Fase 2 – Reintroduzione (test). Si reintroducono i gruppi FODMAP uno alla volta, in modo guidato, per capire quali e in quale quantità scatenano i sintomi. È la fase che trasforma il percorso in qualcosa di personale.
Fase 3 – Personalizzazione (mantenimento). Si costruisce un’alimentazione varia e sostenibile nel tempo, che limita solo i FODMAP realmente problematici per te. L’obiettivo è la libertà a tavola, non l’esclusione.
Il percorso inizia con una prima visita (anamnesi, valutazione dei sintomi, BIVA), prosegue con un piano personalizzato e prevede controlli periodici per adattare le scelte.
Un esempio di percorso documentato
Per mostrare come si articola concretamente un protocollo Low FODMAP, lo studio rende disponibile la descrizione anonima di un caso clinico seguito su tre fasi, con la collaborazione dello specialista. È un esempio illustrativo del metodo di lavoro: ogni percorso resta individuale e gli esiti variano da persona a persona. [Leggi il caso clinico →]
Chi segue il percorso
Percorso Alimentare è guidato dalla Dott.ssa Valentina Scalise, Biologa Nutrizionista con Dottorato di Ricerca (PhD) in Fisiopatologia Clinica, iscritta all’Albo dell’Ordine Nazionale dei Biologi.
Il lavoro sull’intestino irritabile è impostato in collaborazione con i gastroenterologi del territorio e utilizza l’analisi BIVA per monitorare in modo oggettivo lo stato nutrizionale durante le diverse fasi. L’approccio è quello mediterraneo, con attenzione alla stagionalità e alla reperibilità degli alimenti in Calabria.
Approfondimento: perché alcuni cibi gonfiano
Il gonfiore nell’IBS nasce spesso dalla fermentazione di alcuni carboidrati da parte dei batteri intestinali. Questo processo produce gas e richiama acqua nell’intestino, causando tensione e fastidio.
Non significa che quegli alimenti siano “cattivi”: sono cibi sani che, in chi ha un intestino sensibile, possono dare sintomi solo in certe quantità. Per questo il protocollo lavora sulla soglia di tolleranza personale, non sull’eliminazione definitiva.

Approfondimento: Low FODMAP e cucina del territorio
Seguire un protocollo Low FODMAP non significa rinunciare alla cucina mediterranea. Molti alimenti del territorio calabrese sono naturalmente a basso contenuto di FODMAP e facilmente reperibili.
Tra le opzioni che spesso si possono valorizzare: olio extravergine d’oliva, pesce azzurro, agrumi come arance e limoni, zucchine, melanzane, pomodoro maturo, riso, patate. Il piano tiene conto della spesa quotidiana e della sostenibilità economica, perché un percorso funziona se è praticabile nella vita reale.
Domande frequenti
No. La fase di restrizione è temporanea. L’obiettivo del percorso è la reintroduzione e una dieta finale il più ampia possibile, che limita solo i FODMAP realmente problematici per te.
È una dieta da fame?
No. Non è una dieta ipocalorica: si sostituiscono alcuni alimenti con alternative ben tollerate, mantenendo pasti completi. La BIVA serve proprio a verificare che la massa magra resti preservata.
Sì. La fase iniziale richiede un po’ di pianificazione, ma dopo la reintroduzione la maggior parte delle persone recupera ampia libertà a tavola, conoscendo le proprie soglie.
Sì. La diagnosi di IBS spetta al medico o al gastroenterologo. Il percorso nutrizionale interviene dopo, per accompagnare la gestione dei sintomi.
Le tempistiche sono individuali. La fase di eliminazione dura in genere alcune settimane; reintroduzione e personalizzazione richiedono ulteriori incontri e controlli periodici.
Perché durante la fase restrittiva è utile monitorare in modo oggettivo idratazione e massa cellulare, così da adattare il piano ed evitare che la restrizione intacchi la massa magra.
Prima visita e contatti
La Dott.ssa Valentina Scalise riceve a Lamezia Terme e segue pazienti anche da Catanzaro e Vibo Valentia. Per valutare se il protocollo Low FODMAP è adatto alla tua situazione, puoi prenotare una prima visita.